Krumiri Rossi

Krumiri Rossi

A Casale Monferrato, nel 1878, un biscotto nasce quasi per caso: una serata prolungata al Bottegone, tra amici, e Domenico Rossi che si mette a impastare nel suo laboratorio qualcosa da offrire a chi non vuole ancora andare a casa. Ne esce una forma curva, a manubrio, ottenuta piegando a mano l’impasto ancora caldo — un gesto che da allora nessuna macchina ha mai sostituito.

Il successo arriva in fretta: una medaglia a Torino nel 1884, i brevetti concessi dai Duchi di Genova e da Umberto I°, un Gran Diploma d’Onore nel 1900. Ma la vera tenuta del Krumiro sta altrove, in una scelta quasi ostinata: pochi ingredienti — farina, burro, zucchero, uova fresche, vanillina — e una ricetta che, pur essendo nota la lista degli ingredienti, resta ancora oggi segreta nelle proporzioni e nei tempi.

Passato di mano prima agli Ariotti nel 1916, poi ai Portinaro nel 1953, il biscotto ha attraversato tre famiglie senza perdere la propria identità: modellato e confezionato ancora a mano, chiuso in scatole di metallo che ne custodiscono l’aroma meglio di qualsiasi involucro moderno. Un marchio che il territorio riconosce ormai come patrimonio, non solo come prodotto da forno. Un caso emblematico di come la creazione vada oltre chi l’ha plasmata.

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