Mieli Thun

Dalle montagne del Trentino Andrea Paternoster ha percorso l’Italia in direzione contraria al miele industriale. E lo ha fatto iniziando da una declinazione al plurale: mieli, ciascuno con caratteristiche distinte a partire dal colore — una vera e propria mielicromia, idea tanto semplice quanto geniale. Eredita dal nonno il nome e l’apicoltura come forma di espressione e di dedizione al lavoro e a quell’eredità aggiunge un’ostinazione tutta sua: muovere le api invece di aspettare che il nettare arrivi. Così nasce, nei primi anni novanta, Mieli Thun — dal piccolo paese di Vigo di Ton, non lontano da quel Castel Thun che dà il nome a tutto.
Al centro dell’azione resta il territorio, che qui non è sfondo ma materia prima. Ogni miele è un’istantanea del luogo e del momento in cui è stato raccolto: porta dentro un bosco, una montagna, un campo coltivato. Per ottenerlo serve un’apicoltura nomade che sposta gli alveari, sempre di notte durante il sonno dell’alveare, in oltre sessanta postazioni disseminate lungo la penisola. Ogni pianta ha il suo habitat ideale; il mestiere consiste nel trovarlo e posizionarci le api al momento esatto della fioritura. Ne nasce una collezione di monofloreali in purezza, ciascuno da un solo fiore, alcuni prima sconosciuti perché legati a siti di raccolta isolati e remoti. E c’è una tecnica, perfezionata nel tempo, che asseconda la cristallizzazione naturale del miele e gli regala una cremosità unica: la stessa volontà di innovare senza tradire, di rendere il prodotto più fresco e fruibile lasciandolo intatto.
È un lavoro che segue i limiti della natura senza forzarli: il miele si fa solo dove e quando un territorio può offrirlo. Oggi Mieli Thun è un gruppo di persone esperte, custodi di un mestiere antico che resta manuale, ciclico e radicato nella dimensione umana. A portarlo avanti sono Elena e Francesca, figlie di Andrea Paternoster, indimenticabile. A partire da una convinzione fondamentale: che il miele non vada trasformato, ma soltanto trovato.